Schematizzando ed estremizzando, come si è soliti fare qui al Circolino,
si può dire che i due grandi totem abbattuti, o almeno affrontati apertamente,
dal marxismo siano stati la religione e la proprietà privata dei mezzi di produzione.
L’ateismo di stato del socialismo reale non ha portato grandi benefici e d’altronde, in Italia, il vincolo dell’ateismo per aderire al PCI fu eliminato nel dopoguerra. Qualcuno dirà per una mossa tattica, ma tant’è.
Tanto per non farci dettare l’agenda dai megafoni d’Oltretevere
e non essere ingabbiati nel dibattito sterile sulla composizione
del gruppo dirigente del nascituro Partito Democratico,
vorrei avanzare una proposta di compromesso più “alta”.
Cari cattolici democratici, cristianosociali e teodem di tutto il mondo,
se escludessimo dal Programma con la pi maiuscola l’imposizione dell’ateismo -
ferme restando le rispettive convinzioni filosofiche o religiose -
e fossimo disposti a riconoscere il ruolo non solo intimo ma anche sociale
della religione e della Chiesa, voi sareste disposti
nel campo economico-sociale ad accettare l’abolizione della proprietà privata
dei mezzi di produzione? Cosa c’è nel Vangelo che impedisca questa forma di organizzazione sociale ed economica?
Esiste un comandamento che vieti in economia il collettivismo?
Esite qualche parabola contraria alla socializzazione dei mezzi di produzione?
La comunione dei beni non credo che rientri nell’ottica clericale. Sebbene nel Vangelo mi pare se ne parli…
Belle domande, Ciao Giulia
La proprietà collettiva, il mutuo soccorso ecc. ecc. erano caratteristiche fondanti delle prime comunità cristiane.
Ma tra cristiano e cattolico ce ne corre di acqua, tanta, da secoli.